L’aggressione ai danni del Presidente del Consiglio ha dimostrato un’altra volta la risonanza che determinanti fatti di cronaca hanno sui social network. Poche ore dopo l’accaduto su facebook proliferavano gruppi pro e contro Massimo Tartaglia, aggressore del premier. Come era avvenuto con un precedente gruppo che aveva suscitato altrettante polemiche (“Uccidiamo Berlusconi”) ancora una volta la Procura di Roma ha aperto un fascicolo in modo particolare su due gruppi: “Dieci, cento, mille, Massimo Tartaglia” e “Berlusconi a morte”, con l’accusa di gravi minacce.
Ai numerosi gruppi pro Tartaglia rispondono altrettanti gruppi di sostegno al Presidente del Consiglio che inveiscono invece contro l’aggressore e contro tutti coloro che lo hanno sostenuto in rete.
Si è dunque scatenata su facebook una vera e propria battaglia di post con numerosissimi commenti.
Pochi giorni dopo è nata un’ulteriore polemica da parte di alcuni utenti del social network iscritti ad alcuni gruppi che sarebbero stati cambiati in pagine a sostegno di Berlusconi. Rimane comunque il dubbio sulla veridicità dell’operato avendo questi gruppi mantenuto inalterato il numero degli aderenti.
A seguito di questi scontri sul web arriva la proposta di due ministri, Maroni e Ronchi, che propongono una chiusura o comunque una netta limitazione della rete internet. La soluzione ipotizzata è quella di bloccare questi gruppi per evitare di alimentare ulteriori polemiche e sedare gli animi. Mettendo dei blocchi direttamente negli ISP che ci forniscono la connessione in modo da bloccare gli indirizzi IP verrebbe limitato l’accesso ai siti interessati.
“Facebook è un sito indegno, perché consente l’esistenza di gruppi che inneggiano a Raffaele Cutolo, a Salvatore Riina e agli stupratori. Se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che tutto Facebook venga oscurato”. E’ quanto ha dichiarato al sito de “L’espresso” il senatore Gianpiero D’Alia (Udc), in merito all’emendamento 50 bis da lui introdotto nel decreto Sicurezza (e approvato al Senato) che consente al ministero degli Interni di procedere all’oscuramento di siti Internet che siano sottoposti a indagine giudiziaria per contenuti che contemplino l’istigazione a delinquere a l’apologia di reato.
Ai numerosi attacchi alla rete, in particolar modo ai siti più frequentati dai giovani come facebook e youtube nei diversi forum e nei blog non sono mancate le risposte degli internauti visibilmente infastiditi. I consumatori della rete hanno recepito le dichiarazioni dei ministri come una minaccia alla libertà di espressione e di pensiero e li hanno accusati di non aver capito la vera utilità della rete e di non comprendere quanto internet sia un importante e ormai basilare strumento di comunicazione. Alcuni hanno definito questa proposta di legge simile alle restrizioni che si vedono in Cina e in paesi oppressi dalle dittature; un principio di digital divide culturale e informativo anche in un paese democratico come l’Italia (“come la Cina e l’Iran. Detto questo…”).
“E comunque facebook è pieno di gruppi intelligenti, gruppi contro la mafie e contro la violenza. Ogni giorno informa e divulga iniziative importanti. Io penso che se uno è un cretino e aderisce a questi gruppi definiti “violenti” rimane un cretino anche senza facebook.”
“Questa sarebbe solo l’ennesimo provvedimento per limitare l’informazione già scarsa e condurre l’Italia a tornare a essere un regime totalitario come in epoca fascista. Come si fa a essere così ciechi. La violenza è una scusa come lo è il finto moralismo.”
Questi sono solo alcuni dei numerosi commenti presenti in rete che dovrebbero far capire che in realtà il problema non è e non potrà mai essere nel mezzo e che internet è un vero strumento di democrazia. Vigilare sui contenuti è doveroso, ma limitare la liberta di espressione che la rete offre più di ogni altro media è tutt’altro.


